AMART 2022

Museo della Permanente
Via Filippo Turati 34 – Milano
19-23 ottobre 2022
ore 11.00-20.30 mercoledì-sabato
ore 11.00-19.00 domenica

In occasione del suo esordio ad AMART 2022, quarta edizione della mostra organizzata dall’Associazione Antiquari Milanesi presso il Museo della Permanente, inOpera presenta una coppia di tavoli da gioco del celebre intarsiatore Giuseppe Maggiolini, tra i più belli di questa tipologia, già in collezione Litta Modignani ed esposti alla storica “Mostra commemorativa” del 1938, veri e propri pezzi di bravura del Maestro che, come scrivevano i cronisti del tempo, “pare dipinga coi legni”.

Sculture in legno sono i due inediti sgabelli, disegnati da Filippo Juvarra (1678-1736) per i palchi del teatro del cardinale Pietro Ottoboni nel palazzo della Cancelleria, uno dei più famosi luoghi della Roma barocca. Due piccoli mobili che rappresentano una importante riscoperta per la storia delle arti decorative italiane barocche.

Sempre a Roma, ma alla precedente stagione berniniana, appartiene una piccola console in legno intagliato e dorato con piano impiallacciato in breccia corallina e verde antico. Mobile che trova unico confronto in una coppia di consoles parte dell’arredo della cappella principale della chiesa di sant’Andrea al Quirinale, opera di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680).

In mostra è anche un piccolo stipo in ebano e avorio, tra le migliori realizzazioni neo-cinquecentesche di Ferdinando Pogliani (1832-1899), presentato nel 1878 all’Esposizione Universale di Parigi. Decorato da incisioni tratte dalle stampe del ciclo Les Grandes Misères et Malheurs de la Guerre di Jaques Callot (1592-1635), mostra una raffinata conoscenza dell’opera degli ebanisti tedeschi dell’ultimo Cinquecento, maestri nella realizzazioni di mobili in ebano e avorio.

Lamech e Caino bassa
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Paolo Zanchi tintoretto ritratto di marinaio
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Giuseppe Maggiolini tavolo da gioco
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In dialogo con i mobili, sono in mostra tre inediti dipinti, ambito di ricerca e studio non secondario per la galleria.

Episodio del libro della Genesi, l’uccisione di Caino da parte del proprio figlio Lamech, già raro nel Medioevo – ne è un esempio il bassorilievo di Wiligelmo, sulla facciata del duomo di Modena – scompare quasi completamente dalla storia dell’arte dei secoli successivi.
Databile all’ultimo decennio del Cinquecento il Lamech che Uccide Caino è, dunque, un unicum nella storia dell’arte moderna. Il suo autore, di ambito emiliano attivo nell’ultimo decennio del Cinquecento, che ben doveva conoscere le stampe delle Metamorfosi di Hendrick Goltzius (1558-1617) dalle quali trasse ispirazione per le due figure principali, rimane allo stato degli studi un affascinante mistero. 

Del Cinquecento veneto è il Capitan da Mar, firmato da Paolo Zanchi, pittore bergamasco il cui nome è noto perché ricorre assieme a quello del padre Filippo e del fratello Francesco in alcuni documenti di metà Cinquecento, ma di cui, sino ad oggi, nessuna opera era nota.

L’Incontro al pozzo tra Rachele e Giacobbe del ‘Maestro degli Annunci ai pastori’. L’inedito modelletto, vera e propria rarità del pittore napoletano, prepara la grande tela in collezione Hernani a Madrid.

Ultime opere in mostra sono una coppia di candelabri di Odoardo Panini (1749 ca.–post 1811), intagliatore dei duchi di Parma, attivo a fianco di Ennemond Alexandre Petitot (1727-1801), e un cofanetto in ebano e avorio, opera di un ebanista palermitano della cerchia di Giacomo Amato (1643-1732).

I primi, in legno di tiglio dorato a mecca, sono opere in cui la ricchezza ornamentale si coniuga con un sostanziale rigore compositivo accomunato ad una estrema cura nell’esecuzione.

Il cofanetto è opera di estrema rarità, decorato da una fitta trama di intarsi in avorio prossimi al gusto ornamentale di Giacomo Serpotta (1656-1732), derivati da disegni di Antonino Grano (1660-1718) e Pietro Aquila (1630ca.-1692) conservati negli album del fondo Amato della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo.

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