Un tavolo romano barocco

Intagliatore romano

Tavolo a console, 1670 ca.
Legno di pioppo intagliato, dorato e dipinto a finto marmo verde. Piano impiallacciato in breccia corallina e verde antico, cm. 88x92x46

Figure fantastiche e veri e propri mostri popolano i mobili e le decorazioni della Roma barocca di Gian Lorenzo Bernini e della sua cerchia. Sono mutazioni fastose e naturalistiche di quelle figure e di quei mostri che sbucano da volute architettoniche, girali e guaine fogliacee delle grottesche, come vennero chiamate le decorazioni misteriose e inquietanti venute alla luce nella  Roma della fine del Quattrocento con gli scavi della Domus Aurea, che grandissima diffusione ebbero a partire dall’inizio del secolo successivo[1].
Tra i più bei mobili barocchi abitati da questi mostri si ricordano, ad esempio, le tre coppie di tavoli presso il palazzo del Quirinale, studiate da Alvar Gonzàlez-Palacios[2].

Una doppia torciera da muro nella “raccolta del principe don Vittorio Massimo”, pubblicata da Goffredo Lizzani nel 1970[3], presenta un mascherone fitomorfico centrale del tutto simile a quello che caratterizza la console di cui si scrive. Una vicinanza non casuale, che suggerisce una medesima regia e un medesimo intagliatore. Di certo siamo in presenza di due mobili che vanno a costituire i primi esempi di una famiglia con caratteristiche comuni. Se proprio volessimo dare un nome a questo estroso scultore, attivo a Roma nella seconda metà del Seicento, potremmo chiamarlo Maestro dei mascheroni fitomorfi.

Il tavolo, che coniuga le piccole dimensioni – rare in un mobile romano di quest’epoca – con una notevole forza plastica, è scolpito in un unico tronco di legno di pioppo. L’invenzione ornamentale che lo caratterizza è costituita dal grande mascherone la cui capigliatura e la cui barba diventano robusti cartocci di foglie stilizzate. È un volto urlante e mostruoso di cui lo scultore definisce gli occhi infossati, le sopracciglia, il naso, la bocca spalancata, serrato tra due mensole che paiono grandi orecchie di foggia architettonica.
Fortemente aggettante rispetto al basamento, la mensola soprastante disegnata da curve spezzate, marcata da grandi elementi architettonici a goccia ornati da un motivo di foglie fiammeggianti. Sopra vi poggia il piano in marmo: una spessa lastra di cipollino impiallacciata di breccia corallina, raro marmo di scavo originario dell’Asia minore, bordata di verde antico.
Lontano dai modelli dell’intaglio barocco dell’ultimo Seicento codificato da Filippo Passarini nella raccolta di incisioni Nuove invenzioni d’ornamenti d’architetture a d’intagli diversi del 1698, il tavolo è databile ad una fase precedente del mobile romano, collocabile attorno agli anni Settanta del Seicento.
Il vigoroso intaglio che crea chiari e scuri di grande forza è sottolineato dalla preziosa doratura, lucidata nelle parti in rilievo, opaca nei fondi, che lo stato di conservazione del mobile permette di apprezzare pienamente. Una coppia di consoles di questa non comune forma e misura, accomunate anche dalla mensola ornata da elementi a goccia quasi identici, in cui il diabolico mascherone lascia però il posto a coppie angelici di cherubini,  si trova, ad uso di servizio dell’altare nella cappella maggiore della berniniana chiesa di Sant’Andrea al Quirinale.


[1] A. ChastelLa grottesca, Torino, 1988 [2] A. Gonzàlez-PalaciosIl patrimonio artistico del Quirinale. I mobili italiani, Milano, pp. 160-166 [3] G. LizzaniIl mobile romano, Milano, 1970, p. 157, fig.258

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