Uno scrittoio con sei gambe

Sono poche le notizie ad oggi note circa la storia di questo scrittoio di Giuseppe Maggiolini conservato presso le Civiche Raccolte d’Arte applicata di Milano (Inv. Mobili 391). Già di proprietà del dottore e fisico Carlo Dell’Acqua, passò nel 1871 per lascito testamentario al nobile Camillo Tanzi che lo legò, a sua volta, nel 1888 alle Raccolte Artistiche del Comune di Milano.
Pubblicato per la prima volta da Giuseppe Morazzoni, lo scrittoio è caratterizzato dall’andamento curvo dei due lati brevi. Sul fronte si apre un pianetto, sul lato opposto quattro cassetti (che celano segreti), e uno centrale. E’ sorretto da sei gambe finemente intarsiate: nel rocchetto superiore in palissandro si contrappongono due registri a unghiature in bosso. Il corpo troncoconico è intarsiato a listelli di palissandro e bois de rose; sul puntale un motivo intarsiato a foglie oblunghe sostituisce le più consuete guaine metalliche.
Motivi geometrici e decorazioni floreali scandiscono l’organizzazione compositiva del piano. Domina al centro un rosone incorniciato da un anello in bois de rose, finemente racchiuso in una cartella stellata. Quattro delle otto punte sono arricchite da un motivo vegetale – forse la traduzione lignea di un studio conservato nel Fondo dei disegni di bottega (A 90). Non si conserva invece il progetto per i fregi con conchiglie tra foglie d’acanto presenti nelle lunette laterali. Nella riserva rettangolare al centro del fronte è intarsiato un ornato all’antica con brocca e piatto fra racemi a volute. Il soggetto è tratto, con qualche variazione, da un disegno di Agostino Gerli custodito anch’esso presso il Fondo dei disegni (A 23). La bordura intarsiata a nastro, come tutte quelle che scandiscono i motivi geometrici sul piano, trovano corrispondenze palmari con i dettagli delle tavole di Giocondo Albertolli raccolte nei due album Ornamenti Diversi (1782), e Alcune decorazioni di nobili sale (1787) che presentano parte delle decorazioni realizzate dallo stesso Albertolli nel “REgio Ducal Palazzo” e in altre dimore milanesi.

Lungo la fascia superiore del mobile corre un fregio a tralci di vite, traduzione lignea di un disegno del Fondo (E 18) attribuito a Giuseppe Levati e impiegato per le tarsie di una commode proveniente dalla collezione Kinnaird. Lo stesso fregio lo si ritrova anche su un terzo mobile realizzato sempre intorno al 1790 dall’ebanista di Parabiago: un secrétair con tarsie d’ispirazione ercolanense conservato presso una collezione privata milanese. A legare queste opere è inoltre una medesima qualità dell’intarsio che presenta una grande ricchezza cromatica sottilmente trattenuta da un delicato pittoricismo, già lontano dalla secchezza delle prime opere eseguite. Si crea così un effetto morbido, quasi vellutato grazie alla fine ombreggiatura delle tessere che presentano gradazioni di chiaroscuro, ottenute tramite la già ben rodata brunitura a caldo. Nonostante rimanga al momento impossibile stabilire una datazione certa dello scrittoio, esso è collocabile nel corso degli anni Novanta, entro la produzione ormai matura di Giuseppe Maggiolini.

Bibliografia: G. Morazzoni, Il mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano 1953, Tav. XXXV
G. Beretti, Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, pp. 85 e sgg.
G. Beretti, Laboratorio, contributi alla storia del mobile lombardo, Milano 2005, pp.70 e sgg.
G. Beretti, A. Gonzàlez-Palacios, Giuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, pp. 29; 38