Una lacca milanese

Artigiani milanesiMobile a ribalta con alzata, legno dipinto e decorato a lacca povera, Milano, Seconda metà del XVIII Secolo. Milano, Raccolte Artistiche del Comune di Milano (Inv. Mobili 355)

Nella seconda metà del XVIII secolo, nei maggiori centri europei, si assiste alla produzione di mobili decorati da lacche, o lacche povere, a simulare il gusto decorativo proveniente dell’Estremo Oriente. Non fa eccezione Milano, città aggiornata circa le mode europee dell’abitare, specie quelle provenienti da Parigi, capitale del gusto ancien régime. Ad oggi è però noto un numero estremamente ridotto di arredi decorati da lacche più o meno povere eseguiti nella città lombarda, quantitativamente non paragonabili a quelli prodotti a Torino e soprattutto a Venezia.
Tra questi spicca senza dubbio un mobile oggi conservato presso le Civiche Raccolte d’Arte applicata del comune di Milano (Inv. Mobili 355).
La sua fortuna critica ha inizio nel 1955 quando Giuseppe Morazzoni lo pubblica nel volume Mobili veneziani laccati, da allora sempre ritenuto di fattura lagunare. Nel 1986 l’arredo è oggetto di ricerca in un saggio di Elena Villani comparso in Rassegna di Studi. E’ l’occasione per rendere note le fonti ornamentali a stampa che ne compongono la decorazione, ma non è messa in dubbio l’attribuzione del mobile alla città di Venezia. Ancora nel 1996 è considerato arredo veneziano nel catalogo ragionato dei mobili delle Civiche Raccolte milanesi ad opera di Enrico Colle. Si deve aspettare il saggio Mobili laccati del Settecento in Lombardia, pubblicato nel 2000 da Lodovico Caumont Caimi, per ricondurre finalmente l’arredo all’ambito milanese.

Il mobile, un comò a tre cassetti con ribalta e alzata, è senza dubbio eseguito secondo forme e metodologia costruttiva tipicamente milanesi. Milanese è la forma del fusto come il taglio della cimasa e la presenza delle incorniciature che bordano ante e cassetti, disegnando riserve sulle specifiche superfici. L’attribuzione all’ambito lagunare la si deve alle decorazioni che lo rivestono per intero. La qualità delle figure ritagliate da repertori a stampa tedeschi e francesi e la raffinata policromia hanno fatto pensare per decenni alle migliori lacche povere veneziane. Anche la decorazione detta “alla persiana”, incorniciature rosse con arabeschi dorati e celesti a simulare stesure di lapislazzuli, è una reminiscenza di quanto si produsse a Venezia dalla seconda metà del Cinquecento. Ma a ben guardarlo non si tratta di un mobile in lacca povera tout-court, quanto piuttosto un mobile dipinto e decorato a lacca povera. E’ infatti la pittura ad avere una parte preponderante nella decorazione: a pennello sono delineati gli sfondi di rovine, campagne e paesaggi con porti. Senza dubbio una pittura di bella qualità eseguita da un bravo pittore di genere, capace di armonizzarla con le figurine ritagliate e colorite. Vasi di fiori, paesaggi, scenette di vita esotica, mitologica e galante creano un insieme ricco e caotico. A mo’ di rebus si stagliano così su cieli azzurrini o rosa screziati rinoceronti e giraffe che si cibano di fiori, nani entro rovine o damine-guerriere vestite all’ultima moda al fianco di elefanti e pappagalli.
Nel già citato articolo di Elena Villani è ben identificata la provenienza delle stampe: si tratta di cose francesi, invenzioni di Watteau, Pater e Lancret, e opere tedesche stampate ad Augsburg. I fiori e gli insetti sono invece incisioni veneziane del Seicento, le figure di cavalieri, giardini e architetture idee remondiane stampate a Bassano entro la prima metà del Settecento.
Un insieme stravagante e variegato, luminoso e colorato secondo i dettami della migliore decorazione ispirata al favoloso Oriente di quegli anni. Ad oggi un unicum.

Bibliografia: G. Morazzoni, Mobili veneziani laccati, Milano 1955, vol. I, Tav. XL
E. Villani, In un mobile ad arte povera, la sintesi dei modelli decorativi più in uso nel Settecento, in “Rassegna di Studi e Notizie”, Milano 1996, p. 753 e sgg.
E. Colle, Museo d’Arti Applicate: mobili e intagli lignei, Milano 1996, p. 86 e sgg.
L. Caumont Caimi, Mobili laccati del Settecento in Lombardia, in “Po, quaderni di cultura padana”, n. 10, 2000, p. 33 e sgg.
G. Beretti, Il mobile dei lumi, Milano 2010, p. 63 e sgg.