Una cornice barocca fiorentina

Galleria dei lavori (attribuita a), Firenze, ultimo quarto del XVII secolo
Cornice in ebano guilloché. Legno di pioppo, ebano, tiglio intagliato e dorato. Cm 59,5×48,5×5,5

Provenienza: Tokyo, Collezione Tomonori Toyofuku

Cornici nere, “con le cantonate d’intaglio dorato”, appartengono ad una tipologia di “adornamenti da quadri” che ebbe grande successo nella Firenze degli ultimi Medici, a partire dalla metà del XVII secolo, come si vede anche in numerosi disegni del guardarobiere di corte Diacinto Maria Marmi (1625ca.-1702). Uno studio del direttore della Galleria dei lavori Giovanni Battista Foggini (1652-1725) per una ricca “cantonata” di cornice, oggi conservato al Metropolitan Museum di New York, può essere inteso come l’archetipo di questa modalità ornamentale. Lavori simili alla cornice, oggi conservata presso la Galleria degli Uffizi, e illustrata da Franco Sabatelli.[1] Due cornici “tinte di nero […] con rapporti su le cantonate d’intaglio dorato”, sono ricordate in un pagamento presentato dal Marmi il 26 marzo 1689.[2] Questo gusto continuò a lungo a Firenze, sino all’estinzione della dinastia medicea; ancora nel 1723 Anton Francesco Gonnelli, uno degli scultori in legno più attivi per la Galleria dei lavori, intagliava un “adornamento che serve per il ritratto di Filippo IV re di Spagna, con quattro cantonate […] alla romana tutte calettate e traforate”.[3] Dieci anni più tardi, nel 1733, scolpisce  “quattro cantonate di fogliame” per la cornice destinata all’Adorazione dei Magi di Leonardo commissionatagli dall’Elettrice palatina.[4]

A questo gusto ornamentale appartiene l’inedita cornice qui presentata, la cui eccezionalità è quella di essere interamente rivestita da quattro ordini di cornici in ebano guilloché: un unicum che non trova, ad oggi, confronti nella bibliografia sulle arti decorative degli ultimi Medici.
Realizzare cornici d’ebano a onde, era una lavorazione particolarmente complicata, nella quale si specializzarono gli artigiani tedeschi, muniti di apposte macchine, che entrarono a far parte della Galleria dei lavori a partire dall’inizio del XVII secolo. Tra le prime opere decorate da cornici a onde realizzate a Firenze per la corte medicea vi fu, tra il 1621 e il 1624, “l’altarolo” del Granduca Cosimo II.[5] Questo genere di lavorazione era destinato a diffondersi a Firenze soprattutto dopo l’arrivo a corte, nel 1628, del monumentale “stipo d’Alemagna”, donato dall’arciduca Leopoldo del Tirolo nel 1628 al Granduca Ferdinando II, completamente rivestito di ebano, decorato da bassorilievi in ebano e cornici guilloché.[6]
Mobile decorato da cornici guilloché, è lo stipo con placche in pietre dure oggi presso la villa della Petraia[7], opera eseguita dalla Galleria dei lavori nel corso del secondo decennio del Seicento, già presente in un inventario della villa del Poggio Imperiale del 1625.

Giovanni Battista Foggini, Studi per fregio e decorazioni d’angolo di cornice. New York, Metropolitan Museum

Numerosi furono, stando ai documenti della contabilità medicea, gli artigiani, dai cognomi di origine nordica (Gasparo Tedesco, Tommaso Marmutt, Baldassarre Sedelmair, Gaspar Seitz, Adamo Suster, Martino Vais, Mattia Verz), specializzati nella lavorazione dell’ebano. Tra i più attivi nella realizzazione di cornici guilloché le carte ricordano Cosimo Maures, documentato tra il 1646 e il 1698, che spesso, nel corso della sua attività, fornì al laboratorio mediceo, mobili “con suo corniciame a onde di ebano”[8].

Giovanni Battista Foggini, Studi per fregio e decorazioni d’angolo di cornice. New York, Metropolitan Museum

La raffinata qualità dei listelli guilloché che rivestono la cornice di cui si scrive, con onde che dal piatto del fondo “a cassetta” si trasmettono armonicamente arrivando a disegnare onde persino sul margine dello spessore della cornice, sono il frutto di una cura progettuale, prima ancora che esecutiva, certamente riconducibile a un maestro attivo a Firenze per la Galleria dei lavori. L’opera fu eseguita nel corso dell’ultimo quarto del XVII secolo, come suggerisce il gusto ornamentale fogginiano degli intagli delle “cantonate” e dalla battuta di foglie lanceolate, ancora improntati da un solido naturalismo Barocco. Anche “piccolezze materiali” del fusto in legno di pioppo, confermano un’esecuzione nel corso tardo Seicento. Al verso, sul listello superiore, è presente un’antica iscrizione d’inventario a penna: “N° 19”.

Note: [1] F.Sabatelli, La cornice italiana dal Rinascimento al neoclassico, Milano, 1992, p. 278 e sg. [2] Archivio di Stato di Firenze, Guardaroba medicea, 1042, c. 458 [3] Archivio di Stato di Firenze, Guardaroba medicea, 1414, c. 558 [4] Archivio di Stato di Firenze, Guardaroba medicea, 1399, c. 763 [5] A.González-Palacios [6] E.Colle, I Mobili di Palazzo Pitti. Il periodo dei Medici 1537-1737, Firenze, 1996, p. 186 e sgg. [7] E.Colle, Op.cit., p. 195 e sg. [8] E.Colle, Op.cit., p. 292 e sg.