Il fiume Tevere, Romolo e Remo in un disegno di Luca Cambiaso

Luca Cambiaso, Genova, 1550-1585
Il fiume Tevere e Romolo e Remo. Penna acquerellata in bruno su carta color paglierino. mm.76×150

Provenienza: Genova, Collezione privata; Genova, Collezione Santo Varni

Formatosi presso la bottega del padre Giovanni, col quale lavora appena ventenne alle decorazioni di Palazzo Doria all’Acquasola, Luca Cambiaso (1527-1585) sin dall’adolescenza espresse un talento precoce, una maniera straordinariamente personale, tendente a un gigantismo nelle proporzioni dei copri accompagnato dall’uso di insoliti scorci; una sorta di espressionismo che discende dall’esperienza di Michelangelo e Beccafumi.[1]
Per più di un decennio affianca l’architetto e pittore Giovanni Battista Castello (1509-1569), detto il Bergamasco, dal quale acquisisce una vasta cultura aperta a influenze romane, venete e correggesche, oltre a una notevole scienza prospettica e compositiva. Tra la metà del 1558 e il giugno 1559 eseguono insieme gli affreschi in San Matteo, la chiesa gentilizia dei Doria.[2] E’ qui che il giovane pittore viene notato da Giovanni Battista Armenini (1530-1609), che così lo descriverà nel suo De’ veri precetti della pittura, edito a Ravenna nel 1587:

[…] ma di quanti io ne ho conosciuti, fu un certo Luchetto da Genova, il quale al mio tempo dipingeva in S. Matteo nella chiesa che era del principe Doria alcune storie di quel santo a prova con un altro pittore da Bergamo assai ben valente. Ma certo è che di costui io ho visto per quella città cose mirabili; egli dipinge con tutte due le mani, tenendo un pennello per mano pien di colore, e si vede esser tanto esperto e risoluto, che fa le opere sue con incredibil prestezza; ed ho visto più opere di costui a fresco, che non vi sono di dieci altri insieme, e sono le sue figure condotte con mirabil forza, oltre che vi è quella facilità, quella grazia e quella fierezza che vien di raro con molt’arte e fatica scoperta dagl’intendenti nei loro maggiori concetti”.[3]

“Luchetto” esegue dunque a Genova, con “un pennello per mano”, un’enorme quantità di opere, dalle decorazioni per le più prestigiose ville suburbane alle buie e silenziose pale d’altare; notturni che anticipano Caravaggio di oltre mezzo secolo. Cambiaso andrà formando così negli anni uno stile del tutto personale, di una tale vitalità da restare punto di riferimento per tutta la pittura ligure dei tre secoli a venire.
Meglio degli affreschi e dei numerosi quadri di devozione, a testimoniare il suo straordinario talento, è però una ricchissima serie i disegni, caratterizzati da una straordinaria forza e concisione del segno. Quelli oggi conservati presso le più importanti collezioni di grafica (Palazzo Bianco, Uffizi, Louvre, Prado, British e Victoria and Albert Museum, Albertina, Princeton University) sono i fogli che Lazzaro Tavarone (1556-1641), l’allievo prediletto di Cambiaso, è riuscì a salvare dopo la morte del maestro, dalla furia distruttrice della moglie, che, come ricordano le fonti, li bruciò nel camino per scaldarsi durante gelide nottate invernali.[4]

Esempio di questa ricca produzione è il foglio di piccole dimensioni che viene qui presentato. Luca Cambiaso esegue con veloce tratto una figura maschile, nuda, quasi completamente sdraiata. Il braccio sinistro poggia con grazia e vigore su di un otre dal quale sgorga un rivolo d’acqua. La mano destra regge quello che potrebbe sembrare un ramo, verosimilmente una palma. Ai suoi piedi sono due fanciulli, impudici putti còlti nell’atto di suggersi i capezzoli.
Il nodo dell’iconografia di questo disegno si scioglie, in parte, velocemente con le parole di Cesare Ripa (1560-1622): “Si dipingono i fiumi giacendo, per dimostrare, che la loro proprietà è l’andare per terra. […] Sotto il braccio tengono un’urna dalla quale esce acqua in grandissima copia”.[5]
Per quanto riguarda la figura maschile si tratta dunque, senza alcun dubbio, della personificazione di un fiume. Resta però da chiarire l’identità misteriosa dei due putti. E’ sempre il Ripa a informarci che il Tevere è spesso accompagnato da “due piccoli fanciulli, che prendono il latte dalla lupa, si fanno per memoria Romolo, e Remo fratelli, fondatori di Roma, i quali furono trovati alla riva del Tevere esposti […]”.[6] E proprio ai piedi del fiume, simboleggianti le rive, sono ritratti i due fanciullini. Non vi è però la presenza della lupa, che lascia dunque aperta la questione iconografica.

Ben più chiara è invece la paternità del disegno, già attribuito a Luca Cambiaso quando si trovava nella celebre collezione dello scultore Santo Varni (1807-1885). L’impianto generale, la composizione ma soprattutto le linee spezzate, subitanee e nervose che disegnano i corpi, la rapida acquerellatura che definisce luci e volumi, sono caratteristiche della produzione grafica di Cambiaso. Si veda, ad esempio, il foglio con la Madonna con bambino, San Giovannino e due putti oggi presso le raccolte del Victoria and Albert Museum.

Luca Cambiaso, Madonna con bambino, San Giovannino e due putti, Londra, Victoria & Albert Museum

I tratti che definiscono il volto del fiume disegnandone occhi naso e bocca, sono i medesimi dei due putti nel foglio di Londra. La resa di mani e piedi, linee rette quasi a formare dei solidi geometrici (tratti precursori delle celebri invenzioni “cubiste” di Cambiaso) accomunano il disegno di cui si scrive alla Madonna con Bambino presso il Cabinet des dessin du Louvre.

original CAMBIASO Luca piémontaise et génoise Fonds des dessins et miniatures

I due putti dalle chiome ricciolute, sono indubbiamente i fratelli del Cristo bambino raffigurato nel Matrimonio mistico di Santa Caterina del Louvre.[7]
Lo schizzo di Cambiaso, rappresentazione del Tevere accompagnato da Romolo e Remo, si riconosce perfettamente nelle già citate parole di Armenini: “[…] figure condotte con mirabil forza, oltre che vi è quella facilità, quella grazia e quella fierezza che vien di raro”.[8]


[1] B. Suida Manning, Luca Cambiaso, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XVII, Roma 1974 [2] Ibidem [3] G. B. Armerini, De’ veri precetti della pittura, Ravenna 1587, II, Cap. VII [4] B. Suida Manning, Op. Cit. [5] C. Ripa, Iconologia overo Descrittione Dell’immagini Universali cavate dall’Antichità et da altri luoghi, Roma 1593 [6] Ibidem [7] F. Mancini, a cura di, Inventaire général des dessins italiens, vol. XI, Dessins génois XVI-XVIII siècle, Parigi 2017, p. 84 [8] G. B. Armerini, op. cit.