Un modelletto del Maestro dell’annuncio ai pastori

Maestro dell’Annuncio ai pastori, Napoli, 1630 ca.
L’incontro tra Rachele e Giacobbe. Olio su tela, cm. 34,5×50

Provenienza: collezione privata

Nel ‘600, secolo d’oro della pittura napoletana improntato dal naturalismo di matrice caravaggesca, dominato dal genio di Jusepe de Ribera (1591-1652), operarono numerosi artisti, i più noti dei quali sono oggi Domenico Gargiulo (1609-1675), Aniello Falcone (1600-1665), Francesco Fracanzano (1612-1656) e Francesco Guarino (1611-1654). Tra la fine del secondo decennio e l’inizio del successivo, fa la sua comparsa in città un pittore misterioso, dal fascino singolare, oggi convenzionalmente noto come Maestro dell’annuncio ai pastori. Uno dei numerosi pittori giunti nella capitale del Viceregno, cresciuti alla scuola di Ribera, sui quali la storiografia non riesce ancora a fare pienamente luce. L’annuncio ai pastori, è il soggetto della grande tela oggi al museo di Capodimonte, di cui sono note almeno altre due versioni, tutte attribuibili a un medesimo pittore: il Maestro dell’annuncio ai pastori.
Ciò che caratterizza questi dipinti è la decisa adesione al dato naturalistico, spinto addirittura oltre i limiti raggiunti dallo stesso Ribera, una tavolozza fosca, terrosa e densa, perfettamente adatta a dipingere personaggi del volgo più disperato che compaiono in queste rappresentazioni. Dipinti di grande forza, profondamente pauperistici, che esclusero probabilmente il pittore dalle commissioni pubbliche e da quelle della religione ufficiale; ragione che spiegherebbe la totale mancanza di notizie e documenti sulla sua attività[1].
Il dibattito circa l’identità del Maestro dell’annuncio ai pastori, oggi particolarmente vivo, ha inizio nel 1923 con August Mayer[2], quando una tela, già attribuita a Velázquez e raffigurante l’Annuncio ai pastori, viene acquisita dal museo di Birmingham. Ricordando gli allievi di Ribera Antonio Giordano, padre di Luca, Juan Do e Bartolomeo Passante, indicati nel 1743 da De Dominici, Mayer ipotizza che il nome dell’ignoto pittore vada ricercato in questa rosa di artisti[3].
Nel 1935 Roberto Longhi, nell’articolo Una mosca cavallina, definì il pittore in questione addirittura superiore allo stesso Ribera, suggerendo che esso possa essere identificato nel pittore pugliese Bartolomeo Passante (1618-1648), allievo a Napoli di Ribera[4].
Negli anni successivi il dibattito è proseguito, con la progressiva attribuzione al Maestro di un discreto numero di opere: non solo le tele rappresentanti il consueto episodio, ma anche dipinti di episodi biblici, quali Rachele e Giacobbe presso la Galleria Nazionale di Palermo, Cristo deriso del Louvre, la Natività di Maria presso la chiesa di Santa Maria della Pace a Castellammare di Stabia, e soggetti a mezza figura come la Ragazza con lo specchio del Metropolitan Museum di New York.
Più recentemente la storiografia si è concentrata sui nomi di Nunzio Rossi e di Juan Do, come possibili artefici delle opere del misterioso Maestro che non hanno però trovato ne conferme ne consensi storiografici. Il mistero rimane dunque fitto, la discussione tra gli storici vivace.
Quello che trasversalmente unisce la critica, è il riconoscimento dell’altissimo livello qualitativo delle opere del Maestro, uno dei più sensibili interpreti della pittura napoletana del Seicento. 

Al corpus delle opere attribuite al Maestro dell’annuncio ai pastori, va oggi aggiunto un nuovo tassello: una piccola tela raffigurante l’episodio biblico dell’incontro di Giacobbe e Rachele. Le figure, come nelle opere note del nostro Maestro quasi costrette nello spazio del dipinto, sono costruite con sicure e corpose pennellate che lo stato di conservazione del dipinto permette di leggere con assoluta chiarezza. Sebbene il pittore non indugi nei dettagli, la testa di una delle due pecore in primo piano è addirittura definita solo nei volumi essenziali, la scena è perfettamente impostata e il carattere dei personaggi, dei loro poveri abiti, del tutto chiaro. Si tratta infatti del modelletto dipinto dal Maestro per il grande quadro oggi a Madrid, presso la collezione Hernani, reso noto da Nicola Spinosa [6]. Il piccolo dipinto fu trasposto con assoluta fedeltà; l’unica differenza riguarda la figura che si intravvede in ombra nell’angolo superiore di sinistra, appoggiata a un bastone, espunta nel dipinto definitivo. Giacobbe che chino regge e bacia la mano della futura sposa Rachele, è senza dubbio un brano molto caro al Maestro, rintracciabile praticamente identico nelle tre versioni del Ritorno del figliuol prodigo, rispettivamente a Capodimonte, alla Dulwick Picture Gallery di Londra e al Musée des Beaux arts di Nantes.
Il pastore in primo piano, vestito di stracci e pelli, che caratterizza con la sua presenza l’Incontro, compare nella medesima posizione e in una posa del tutto simile nell’Annuncio ai pastori del Museo di Capodimonte e di Birmingham. Ritorna in un’altra versione dell’Incontro, oggi in una collezione privata fiorentina. Sfugge il significato di questo pastore seminudo, vestito di stracci e pelli di pecora, con mani callose e piedi sformati sempre esibiti, in primo piano nell’angolo sinistro del dipinto. Un narratore cencioso che sembra condurre, anche il più povero degli spettatori del dipinto, all’interno della narrazione, lungo la strada di una religiosità degli ultimi, pauperistica, di cui questo misterioso pittore fu certamente il maggior interprete nella Napoli del Seicento.
Nelle collezioni del Musée Granet di Aix-en-Provence si conserva una grande tela raffigurante le Nozze di Giacobbe e Rachele.


[1] A. Della Ragione, Il vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori, Napoli 2017 [2] A. Mayer, Jusepe de Ribera, Lipsia 1923, pp. 176-177 [3] B. De Dominici, Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani, III, Napoli 1742, pp. 23-24 [4] R. Longhi, Una mosca cavallina, in «L’Arte», XXIII, pp. 153-1920  [5] G. Porzio, La scuola di Ribera, Napoli 2014, pp. 71-91 [6] Pubblicato per la prima volta in N. Spinosa, La pittura napoletana del ‘600, Milano 1984, tav. 504