Una insolita commode di Ignazio Ravelli

Ignazio Ravelli, Vercelli, 1800-1815 ca.
Commode à demi-lune. Legno di pioppo e noce impiallacciato e intarsiato in ebano rosso (granatiglia), bosso, bois de rose, acero e acero tinto verde, avorio. Piano in marmo Bardiglio di Valdieri, Cm. 94,5×131,5×55

Provenienza: Moncalieri, Villa Pellico

L’ebanista e intarsiatore Vercellese Ignazio Ravelli (1756-1836), attivo per Casa Savoia negli ultimi due decenni del Settecento, è noto per le sue commodes à demi-lune decorate da tarsie rappresentanti capricci architettonici. Prospettive architettoniche sono il soggetto anche di piccoli quadri che egli realizzò, assieme al figlio Luigi (1778-1858), ispirati alle tarsie cinquecentesche di Paolo Sacca nel duomo di Vercelli, di cui Ignazio fu anche restauratore.
Sono esempi significativi della sua produzione di arredi, la piccola credenza e il mobiletto conservati al Victoria and Albert Museum di Londra, la commode à demi-lune del Museo di Arte Antica di Palazzo Madama a Torino, le due commodes già in collezione Giorgio Marsan e Umberta Nasi (Christie’s, Londra, 12-13 dicembre 2007). I quadri con capricci architettonici più belli sono quelli del Museo archeologico di Madrid, i tre del Museo Civico d’arte antica di Torino e quelli del Museo Leone di Vercelli.
La tipologia della commode à demi-lune, invenzione dei migliori ebaniti parigini Louis XVI, molto apprezzata dalla committenza torinese, è la prediletta da Ravelli. Anche Giuseppe Viglione si cimentò in commodes di questa tipologia, ornate però da marqueteries e bronzi dorati.
Ne Ravelli, ne Viglione, ottimi ebanisti che ci hanno lasciato mobili sempre tecnicamente impeccabili, possono però essere ricordati per estro e fantasia: i loro mobili aderiscono a un canone sempre ben riconoscibile.

Il mobile di cui si scrive sfugge invece completamente a questa regola. Rivestito di ebano rosso (noto anche con il nome di Granatiglia), decorato da fregi e candelebre in ebano ombreggiato e da una tarsia rappresentante due amanti intenti a giocare a bigliardo, non trova paragoni nella coeva produzione torinese. Che spetti a Ravelli la sua realizzazione lo suggeriscono le modalità costruttive del mobile, ma soprattutto la tecnica con la quale gli intarsi sono realizzati, caratterizzata da tessere tagliate con precisione nel caldo bosso dalla Valsesia, e ombreggiature scure e profonde come quelle ricorrenti nelle più consuete tarsie con prospettive architettoniche del maestro di Vercelli.
Fregi e candelabre, di elegante disegno, i due piccoli vasi al centro delle ante dei fianchi in legno di bosso, spiccano sul nero dalla profonde sfumature brune dell’ebano rosso con un effetto decorativo di sobria eleganza.
Nella riserva ovale al centro dei due cassetti, trova posto la scenetta dei due amanti intenti a giocare a bigliardo, con tanto di biglie in avorio che scorrono sul piano verde, in acero tinto. Un mobile, evidentemente eseguito su commissione di due giovani sposi appassionati di questo gioco di società, databile, come anche la foggia degli abiti della coppia testimonia, agli anni del governo francese.