Una commode à pieds élevés

Giuseppe Maggiolini, Commode, impiallacciata in radica di noce e intarsiata in legno di bosso. Parabiago, 1765 ca. Milano, Raccolte Artistiche del Comune di Milano (Inv. Mobili 1299)

Moglie ed erede del defunto Gian Giacomo Morando Attendolo Bolognini (1856-1919), la contessa Lydia Caprara di Montalto (1876-1945), morta vedova e senza figli lega al comune di Milano il palazzo di famiglia di via Sant’Andrea. Tra gli oltre mille arredi e oggetti d’arte in esso contenuti si annovera la commode di cui si scrive (Inv. Mobili 1299) che, dal 1948, entra così nelle Civiche Raccolte d’Arte applicata milanesi.

Opera di ebanisteria lombarda declinata in un gusto pienamente Rocaille, la commode a due cassetti poggia su piedi a ricciolo che proseguono in pilastri angolari intagliati a foggia di slanciate volute terminanti in mensole che sorreggono il piano nel cui spessore è un tiretto segreto che, originariamente, celava uno specchio ad uso di toilette oggi perduto.
Comparsa nella letteratura artistica grazie a Gilda Rosa che ne riconosce il “carattere di particolare virtuosità, non frequente nel mobile lombardo”, la commode resta del tutto ignorata dalla critica finché, dopo una prima attribuzione al Mortarino, Giuseppe Beretti ne ravvisa qualità tecniche e formali, accostando il mobile a due tavoli da gioco oggi in collezione privata, entrambi firmati da un Giuseppe Maggiolini appena ventenne; uno reca infatti la data “2 ottobre 1758”. 
I pilastri dalle nervature ben modellate che serrano la nostra commode, sono infatti quanto più prossimi, per disegno e intaglio, alle gambe dei due tavolini. A differenza di questi ultimi, però, i quattro pilastri non mostrano superfici ebanizzate, finitura forse rimossa da arbitrari interventi di restauro subiti nel tempo.
La commode è completamente rivestita da ampi fogli di radica di noce che, su fronte, fianchi e coperchio, esalano l’esile aggraziato decoro Rocaille, intarsiato in legno di bosso finemente ombreggiato e profilato, privo di quelle timidezze che sono ben visibili nei piccoli intarsi sui piani e sulle fasce dei due tavoli da gioco. Eppure, se analizzati nel dettaglio, ambo i casi presentano evidenti analogie di maniera. La qualità di taglio nelle tessere, l’ombreggiatura ottenuta carbonizzando il bosso nella sabbia rovente, la profonda profilatura che definisce dettagli come le nervature delle foglie con brevi tratti orizzonatali, negli intarsi dei tavoli e della commode, opera di una medesima mano.
A legare definitivamente il mobile delle Civiche raccolte d’Arte ai due tavoli da gioco sono anche i medesimi modelli ispiratori delle forme: le tavole di Habermann, pubblicate a partire dal 1756 dall’editore Hertel ad Ausburg. Quattro di queste incisioni si conservano nell’album oggi presso la Civica Raccolta di Stampe Achille Bertarelli (Vol. FF. 32), facente parte del Fondo dei disegni di bottega. Due di esse rappresentano mobili a doppio corpo, disegnati nelle più estreme forme Rocaille, poggianti alternativamente su una commode e su un tavolo a consolle. Da qui le linee scandite da nervose curve e controcurve che caratterizzano questi primi mobili di Giuseppe Maggiolini.
Modellate secondo gli stessi repertori Rocaille, sono anche le maniglie in bronzo che rappresentano il trait-d’union con le opere dei primi anni Settanta, tutte arricchite da montature metalliche di eccellente qualità.

Va infine richiamata una curiosa coincidenza. Ultima proprietaria del mobile, la contessa Lydia Caprara di Montalto, sposò sedicenne il conte poi senatore Gian Giacomo Morando Attendolo Bolognini nipote della duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta che, nel primo testamento, lo beneficiò di tutti i suoi averi. La nobile zia del conte era sposata a Giulio Litta Visconti Arese, discendente diretto di quel Pompeo Litta che, stando al racconto del Mezzanzanica, scoprì assieme a Giuseppe Levati “verso il 1765 incirca” l’umile falegname di Parabiago. Senza azzardare frettolose considerazioni resta la suggestione che, passata da una generazione all’altra, la commode delle Civiche Raccolte d’Arte sia proprio quello'”opera prima” che, sempre secondo la biografia del Mezzanzanica, Pompeo Litta commissionò a Maggiolini dopo quella visita per la sua villa a Lainate.

Franz-Xavier Habermann, Invenzione di mobile a doppio corpo, post 1756, Milano, Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, Album Carte diverse appartenute a Giuseppe Maggiolini.

Bibliografia:
G. Rosa, I mobili nelle Civiche raccolte rtistiche di Milano, Milano, 1963, p. 95
G. Beretti, Un contributo allo studio della tarsia lignea in Lombardia prima di Giuseppe Maggiolini. Alcuni mobili delle Civiche Raccolte d’arte applicata; Giuseppe Colombo detto il Mortarino e il “Maestro della pelle di Rapa”, in: «Rassegna di studi e notizie», 16.1991/92(1993), pp. 7-37
G. Beretti, Laboratorio, contributi alla storia del mobile lombardo, Milano 2005, pp. 12-21
G. Beretti, Il mobile dei Lumi, Milano nell’età di Giuseppe Maggiolini (1758-1778), Vol. I, Milano 2010, pp 53-62
A. Wegher, Una commode verso il 1765, in: Maggiolini al fuorisalone, Milano 2015, Tavola 1