Con L’ebano e l’avorio

Uno dei capitoli più affascinanti e ancora misteriosi della storia del mobile italiano è costituito da un piccolo corpus di opere realizzate, agli sgoccioli del ‘500, da un ebanista fiammingo operante a Napoli e da un incisore di avori napoletano. Stipi preziosi che hanno fogge di facciate di palazzi in ebano con placche in avorio istoriate con episodi biblici, storici e mitologici. Fu per primo Alvar Gonzàlez-Palacios nel 1978 a ricostruire questo capitolo della storia dell’arte che si era perso nelle nebbie del tempo riunendo alcune opere straordinarie per qualità artistica e affascinanti per le trame di segni e racconti che le decorano.

Sappiamo da alcuni documenti che il nome del suo esecutore era Jacopo, detto Fiammengo perché proveniente dalle fiandre come numerosi altri artigiani nella Napoli vicereale di quegli anni. Sono anche noti alcuni contratti in cui l’incisore napoletano Giovanni Battista De Curtis si “obbligava” a incidere “di sua propria mano istorie del vecchio e del Nuovo testamento” e, altre volte, le “Storie di Ovidio” sui mobili di Iacobo.  Null’altro conosciamo di questa storia persa nelle nebbie del tempo che ci ha lasciato tre straordinari stipi, tutti realizzati nel corso degli ultimissimi anni del Cinquecento. Uno è oggi conservato al Philadelphia Museum of Art, un secondo il Victoria & Albert Museum di Londra e un terzo, firmato da De Curtis e datato 1597, al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo.

E’ dunque una scoperta importante che vogliamo condividere, un quarto stipo, restaurato dal laboratorio nel corso dell’estate del 2018, firmato da Giovanni Battista De Curtis e datato 1597, istoriato con episodi della Gerusalemme liberata tratti dalle incisioni Bernardo Castello per la prima edizione illustrata dell’opera di Torquato Tasso stampata a Genova da Girolamo Bartoli nel 1590.